Il Ticino dei navigli
Matteo Ferrario · 16 settembre 2026
Abbiamo tirato su le canoe nella notte in cui il Ticino è cresciuto
Alle due di notte Ada, ottantaquattro anni, è scesa sul ghiareto con la lanterna di suo padre, perché il fiume aveva cambiato voce e lei l'aveva sentito per prima.
Il ghiareto è la riva di sassi e ghiaia che il fiume lascia scoperta quando l'acqua è bassa.
ghiareto-notte-lanterna.jpg — 1600×900Ada Colombo ha ottantaquattro anni e vive da sempre nella cascina di Boffalora dove ci fermiamo a dormire quando scendiamo il Ticino dei navigli. È la nonna di un mio vecchio compagno di scuola, e ogni volta che arriviamo ci aspetta seduta sotto il portico con le mani in grembo. Quando le chiedo come sta, risponde sempre guardando il fiume, come se la domanda riguardasse anche lui. Il 12 settembre abbiamo capito che, in un certo senso, era proprio così.
Quel sabato avevamo con noi otto persone, arrivate a Turbigo da Milano, da Novara e una coppia perfino da Torino. Avevamo remato tutto il giorno sotto un cielo pulito, fra isole di ghiaia e boschi di salici, con il Naviglio Grande che correva alla nostra sinistra. Sull'alzaia, la strada di terra accanto al canale, passavano le biciclette, e qualcuno ci salutava agitando il cappello. Alle sei abbiamo legato le canoe sul ghiareto davanti alla cascina, ben sopra il filo dell'acqua, come facciamo sempre.
Abbiamo cenato sotto il portico mentre il cielo cambiava
La cena era pronta sul lungo tavolo del portico: risotto con i fagioli, salame della cascina e una torta di pane con l'uvetta. Ada si è seduta a capotavola e ha ascoltato le storie della giornata con attenzione, chiedendo a ciascuno da dove veniva. Quando una ragazza di Novara le ha domandato se avesse mai remato sul Ticino, lei ha riso forte. Ha raccontato che suo padre faceva il cavallante, cioè guidava i cavalli che sull'alzaia tiravano le barche controcorrente fino a Milano.
Verso le dieci il vento ha girato da nord e si è portato dietro un odore di pioggia e di foglie bagnate. Lontano, sopra le montagne, i lampi accendevano le nuvole senza fare alcun rumore. Abbiamo guardato insieme il cielo dal prato, e il temporale sembrava fermo laggiù, molto lontano da noi. Siamo andati a dormire tranquilli, con le finestre aperte e il fiume che scorreva basso oltre il prato.
Ci ha svegliati la lanterna di Ada, e non la pioggia
Alle due di notte qualcuno ha bussato alla porta della mia stanza, piano ma con insistenza. Era Ada, con lo scialle sulle spalle e in mano una lanterna a petrolio che non avevo mai visto accesa. Mi ha detto soltanto che il fiume aveva cambiato voce, e che dovevamo scendere subito sul ghiareto. Fuori non pioveva nemmeno, e per un momento ho pensato che stesse sognando a occhi aperti.
Poi l'ho sentito anch'io: un rumore più basso e più largo di prima, come un respiro che si fa profondo. Sulle montagne era piovuto tanto, e l'acqua dei torrenti stava arrivando giù tutta insieme. Siamo scesi sul prato con le torce, e il ghiareto dove avevamo legato le canoe era già diventato mezza isola. L'acqua toccava le prime due barche e le faceva oscillare piano, come se volesse portarsele via con gentilezza.
Ho svegliato tutti bussando alle porte, e in pochi minuti eravamo sul ghiareto in pigiama, con le scarpe slacciate e le giacche sopra. Abbiamo slegato le canoe una alla volta e le abbiamo portate a braccia fin sopra l'argine, mentre l'acqua ci saliva intorno alle caviglie. Ada è rimasta sulla riva a tenere alta la lanterna, e ci indicava i sassi più sicuri con la punta del bastone. Nessuno parlava, e si sentivano soltanto il fiume e il nostro fiato.
«Quando il Ticino parla con la voce bassa, vuol dire che sta salendo. Mio padre lo sentiva dal fienile, e io l'ho sentito dal letto.»
Ada Colombo, quella notte, sull'argineAbbiamo aspettato il giorno con il latte caldo in mano
Con l'ultima canoa al sicuro, ci siamo seduti sull'argine a guardare l'acqua che copriva il ghiareto fino ai pioppi. Ada ci ha portati in cucina e ha messo sul fuoco un pentolino di latte, poi ha tirato fuori dal cassetto una fotografia. C'era suo padre accanto a un cavallo, sull'alzaia del Naviglio, con la stessa lanterna appesa alla sella. Ci ha detto che quella notte l'aveva accesa anche per lui, perché le era sembrato giusto.
Siamo tornati a letto verso le quattro, ma credo che nessuno abbia dormito davvero. Alle sette, dalla finestra, il ghiareto non c'era più: al suo posto scorreva un'acqua color tè, veloce, con rami e foglie che giravano su se stessi. Abbiamo deciso subito di rimandare la partenza, perché con il fiume così nessuna discesa vale la pena. Gli ospiti hanno fatto colazione con calma, e qualcuno è andato a vedere il Naviglio, rimasto invece calmo come sempre.
Verso mezzogiorno l'acqua ha cominciato a calare, lasciando sui sassi una riga scura di sabbia e foglie dove era arrivata. Abbiamo rimesso le canoe in acqua con attenzione, guardando ogni ansa prima di passarla, e siamo arrivati a Bernate nel tardo pomeriggio. Il fiume correva ancora più del solito, e la discesa è durata la metà del tempo che ci mettiamo di solito. Sulla riva, alla fine, la coppia di Torino ci ha chiesto se poteva tornare in cascina a salutare Ada.
Li ho riaccompagnati la domenica sera, e lei li aspettava sotto il portico come sempre, con le mani in grembo e lo scialle sulle spalle. Le hanno regalato un barattolo di miele delle loro colline e una cartolina con scritto soltanto «grazie per la lanterna». Lei l'ha appoggiata sulla mensola della cucina, accanto alla fotografia di suo padre e del cavallo. Da quel giorno, quando arriviamo con un gruppo nuovo, è la prima cosa che ci fa vedere.
Il quaderno di pruaChi riceve il quaderno legge le nostre storie una settimana prima, insieme ai racconti che sul diario non pubblichiamo Nel diario, subito dopoSiamo usciti dalla lanca seguendo il legno del ponte di barche